venerdì 8 ottobre 2010

Là ci darem la mano.

Qualcosa finisce qui.
Martedì prossimo esce il nostro terzo album (sempre che viviate in una fetta d'Italia in cui i negozi di dischi non si sono estinti: nel qual caso ordinatelo al minimarket), preceduto da un mese di ansia condivisa insieme a tutti quelli che ci seguono e che spesso ci precedono (vedi pubblicazione dei video su youtube).
Finisce l'attesa - che degli innamoramenti è la parte più bella - e comincia il conoscersi - che è la parte più difficile.
E sul conoscersi e sul conoscerci, nessuno può avere l'ultima parola (noi tanto meno).
Il nuovo album è denso come una cioccolata bevuta a tremila metri, è un tomo che richiederà tempo (per chi ne vorrà avere) per essere assimilato.
Vi farà urlare e saltare sul letto, vi farà impallidire e scandalizzare.
Come molti hanno già capito, le mappe con cui ci si orientava nel mondo ministrico fino ad oggi non servono più a molto.
Nei dodici (più due, ma questa è un'altra storia) nuovi brani non facciamo altro che proseguire il nostro discorso - solo che ci inventiamo le parole.
La voglia di poter dire mi piace non mi piace è forte, un po' come quando a fine primo tempo al cinema incominciavi a pontificare con quello di fianco.
Ora che han tolto l'intervallo, si parlerà e discuterà alla fine - e chissà quando arriverà.
E' dunque il momento di dirsi addio prima di incontrarsi di nuovo (e, per la prima volta dopo anni, suonarvi dei pezzi che non conoscete ancora).
La sera dell'uscita del disco ci sarà di che festeggiare - e noi non ci tireremo indietro: alle 21.30 del 12 ottobre chiunque potrà fare un salto al release party (si accettano espressioni italiane sostitutive) di Fuori.
Non ci sarà biglietto, non ci saranno liste, non ci saranno inviti in carta bollata.
Una festa veramente inclusiva.
Solo una porta aperta da varcare chinati se si è più alti di uno e settantacinque.
A breve altri dettagli.
Adieu.

3 commenti:

Filo ha detto...

ehm... ma dov'è il "rilascio festa"? A Milano, immagino; ma la "locazione" è da indovinare? tipo girando per la città su un furgoncino Volkswagen con addosso degli occhiali da saldatore?

Sam ha detto...

Filo, in Fnac a Milano.

Lylagrace ha detto...

L'attesa è finita, siamo andati in pace. Neppure il tempo di farlo per bene che già ci si incontra di nuovo, stavolta addirittura fuori. Che poi fuori lo siamo da sempre e non sappiamo davvero mai cosa cazzo fare.
Comunque il conoscersi sarà anche la parte più complicata dell'innamoramento, ma è quella che non fa sentire inutili.
Perchè aspettare sapendo che voi arriverete sempre è davvero troppo facile.
E invece giocare a lasciarsi disorientare dagli alberi, dal banjo e dalle tastiere è bello quanto è bello farsi mettere le mani sugli occhi da chi arriva per sorprenderti mentre tu stai pensando ad altro.
Pontificare invece è sempre un male, quindi, grazie al cielo, in questo film che è la vostra musica, in questa specie di storia d'amore, di interevalli non ce ne sono, e se anche dovessero arrivarne,si fingerà di non accorgersene.
Questo disco lo sto ascoltando da così poco tempo che sembra tantissimo, ma ancora non saprei che dire. Meglio aspettare, anzi meglio evitare, che parlare è un danno quando basta ascoltare.
Per ora so solo che cacciarsi due dita nel cuore per vomitare e mangiare la terra sembrano a volte la stessa cosa e sempre la soluzione migliore per non farsi fare troppo male, o forse anche sì.
Mi sa che allora c'è da dirvi almeno grazie,ragazzi. Davvero.