lunedì 6 ottobre 2008

Prima che incominci il film - ovvero del mangiar cani e comprare diamanti

L'ottimismo incondizionato è una particolare disposizione del consumo: quando si spende, si difende ciò per cui i soldi sono stati spesi - più della propria madre minacciata dalle tigri.
Prova ne sia l'ingiustificata speranza che si respira in una qualsiasi sala cinematografica prima della proiezione.
Ti strappano il biglietto, ti fai largo tra quei meravigliosi e mai lavati tendaggi in velluto rosso e trovi posto (un tempo: ora te lo appioppano all'entrata - servizio inutile dato che il problema non è mai la distanza dallo schermo, ma sempre la crapa di quello davanti).
E lì, una volta seduto, il miracolo.
Puoi essere andato consapevolmente a vedere la peggiore delle stronzate, ma finché lo schermo non te lo ricorderà impietosamente, ti sembrerà di essere percorso appunto da un inspiegabile ottimismo - e anche se solo, ti rincuorerai dicendoti magari non è poi tanto male.
Specie se la sala non è completamente piena.
Essere in cento in una sala da mille crea una sottile complicità tra i presenti: ognuno giustifica con la propria presenza la scelta dell'altro, legittimando il rischio e sottintendendo se fa davvero cagare, dimentichiamoci di essere stati qui.
Viceversa, quando si è in mille in una sala di mille vige una minore concordia - dato che nessuno ha il bisogno di un'altrui legittimazione.
Anzi, i poveri di spirito si guardano dagli sguardi che sembrano dirti tu sei qua per sentito dire.
Ma torniamo all'attesa.
La suddetta benevola disposizione dello spirito - derivante appunto dal dovere di giustificare i soldi ormai già spesi - poteva forse sfuggire agli sciacalli del marketing, ai subliminalisti di professione?
Mai sia.
Ed eccoci arrivati al punto - l'affascinante sequela di trailer e pubblicità che cercano di farsi largo come tenie nel nostro bendisposto organismo.
I pori sono aperti, entra tutto.
Entrano i diamanti - che ti rinfacciano con lunghi e ambiziosi spot in bianco e nero, con voce off sussurrante, spalla di donna, promessa di uomo, strattone di quella che hai a fianco che dice una banalità da bar sull'intrinseco ed eterno valore dei diamanti.
E ci fai un pensierino.
Entra la macchina sportiva - che ti mostrano snella e rapida su splendide strade tra i larici. E pensi che chi la sta guidando sta di certo andando a raggiungere una donna proibita in un cottage.
Anzi, meglio, esce proprio da quel cottage dove l'ha appena soddisfatta, e ora gira per la brughiera sicuro della sua mascolinità e dei suoi tot cavalli.
E ci fai un pensierino.
Entra il prossimo indifendibile legal-thriller con Denzel Washington - con quei chilometrici trailer che ti presentano antefatto, svolgimento, montaggio frenetico di scene del probabile epilogo (con frammenti di: sesso, inseguimento, pistola, corsa, abbraccio, panorama, sesso, esplosione) con finale di titolone che spezza il climax. In tre minuti sai già tutto della sceneggiatura - e pure del finale perché già Denzel Washington non muore mai, figuriamoci in questi tempi di antirazzismo dilagante.
Eppure, ci fai un pensierino.
Infine, se sei in un cinema padano, non potrai sfuggire alla Ca' Del Gulascia.
Un ristorante tipicamente lumbard che per ragioni ignote occupa da anni il suo posticino nel suddetto carosello cinematografico.
Non ci sono esplosioni, non ci sono diamanti: solo una foto coi colori del Mago Di Oz che ti mostra un cascinale dall'aria appetitosa.
E ti sembra di trovarti davanti un rimasuglio di una comunicazione antica, di un mercanteggiare più sano e sincero.
Per anni, sprofondato nelle pulciose poltrone dei cinema milanesi, mi sono trovato di fronte alla Ca' Del Gulascia.
Decido di vederci più chiaro - in questa anomala sopravvivenza.
Qualcosa scopro, ma non capisco se c'entri o meno: diversi anni fa una famigliola andò a mangiarvi e come spesso capita diede un pezzo di carne al cane sotto al tavolo. Questi però lo rifiutò con un atteggiamento insolito.
Due giorni dopo nelle cucine entrarono della Ca' Del Gulascia entrarono i carramba, e ci trovarono frigoriferi pieni di cani - mammifero poco gradito sulle nostre tavole.
Non seppi nulla dello scandalo. Io a quei tempi me la godevo al cinema.
E tifavo per la Ca' Del Gulascia, che sopravviveva accanto a Dior e Denzel Washington.
Me l'avessero chiesto, avrei pure assagiato un po' di cane.

cane

2 commenti:

chappy ha detto...

Ciao Federico, ci siamo visti al (vostro) live del 25. Per la cronaca: Il tizio con i capelli corti che ha faceva le foto e che è venuto a fare qualche altra foto dopo il concerto.
E' banale, ma mi piace ciò che scrivi e come lo scrivi.
Saluti
Samu

kuhurobe ha detto...

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